Andrea Agnelli a Studio Sport XXL 4 febbraio – Video integrale

Nella puntata di  “Studio Sport XXL”, il magazine di sport curato da Giorgio Terruzzi e Luca Serafini, in onda ieri, 4 febbraio 2012, su Italia 1, è stata proposta un’intervista esclusiva al presidente della Juventus Andrea Agnelli. Il massimo dirigente bianconero è tornato sull’ormai annosa questione di Calciopoli: “La questione dello scudetto 2006 per quel che riguarda le attività legali è un’azione di giustizia, una questione di parità di trattamento”.

“È stata presa una decisione nel 2006, a seguito di un processo sportivo, che il documento stesso che il Coni aveva proposto durante questo tavolo che si è svolto a Roma un paio di mesi fa indica che fu giustizia sommaria e frettolosa; c’erano delle esigenze per andare a calendarizzare la stagione successiva, le decisioni furono prese e la Juventus le accettò; ma da quel momento in avanti una serie di fatti nuovi sono emersi; a questo punto con l’esposto del maggio 2010 noi chiediamo semplicemente ‘Rivalutate’. Fu giusto assegnare lo scudetto del 2006 a un qualcuno cui lo stesso procuratore Palazzi nella sua relazione imputa dei fatti che sono peggiori di quelli commessi dalla società che ha già pagato? Quindi in questo momento è prioritario avere una parità di trattamento”.

Tutto questo naturalmente non ha certo migliorato i rapporti tra i due club: “Fra Juventus e Inter c’è una rivalità da sempre, una rivalità che è storica; i fatti del 2006 hanno acuìto questa rivalità e l’hanno resa più aspra. I rapporti tra le famiglie esistono, sono storici, di stima per le persone, ma l’amicizia è qualcos’altro.”

Altro tema toccato lo stadio del quale con non poco orgoglio dice: “Ci ha dato un valore intangibile enorme, un orgoglio straordinario perché siamo stati i primi a farlo e quando uno incontra tifosi juventini sono tutti quanti estremamente orgogliosi, orgoglio che poi si declina in una stagione come quest’anno dove in tutte le partite che abbiamo giocato c’era il tutto esaurito. Mi piace ricordare quella dei quarti di Coppa Italia con la Roma, dove non c’era nessun abbonamento che desse accesso allo stadio, una partita giocata di martedì sera ha avuto 41000 tagliandi venduti; Dall’altra parte c’è un’esigenza delle società di diversificare i ricavi: noi dipendiamo da troppo tempo dai diritti Tv che rimarranno preponderanti anche nei giorni che verranno; lo stadio di proprietà ti permette però di offrire un ventaglio di prodotti e servizi che porteranno dei vantaggi anche a livello economico”.

E questo ha spostato il discorso sui problemi del calcio italiano: “Di vecchio nel calcio italiano c’è l’impianto entro il quale le società si possono muovere: la legge sugli impianti sportivi, la legge che regola l’ambito professionale che è del 1981, la legge che ha collettivizzato i diritti televisivi creando delle problematiche in attesa di una governance corretta in Lega; temi che stiamo cercando di portare avanti, un primo passo è stato fatto, anche per forte volontà nostra, col rinnovo dell’accordo collettivo con l’Aic, altri passi possono essere fatti, principalmente. Legge 91 del 1981, legge sugli impianti sportivi, protezione dei marchi sono tre elementi che hanno bisogno di un miglioramento rapido per permettere un miglior funzionamento del sistema sportivo (visto che sono trasversali a diversi sport). Pensare in grande per una società italiana non è un’utopia ma è molto difficile sul piano europeo: il club italiani sono rimasti indietro e ci vorranno dai 5 agli 8 anni per colmare il gap e avere una fatturato analogo ai maggiori club europei, perché è il fatturato che permette di avere una capacità di spesa e di investimenti; e questo deve passare da quel meccanismo di riforma generale di cui il calcio italiano ha bisogno grandissimo”.

Per quanto riguarda i fatti di campo ha osservato che ciò che fa di un calciatore un grande giocatore in realtà è “la testa: il professionista è prima di tutto una persona consapevole dei propri mezzi e quindi la professionalità, l’applicazione, la testa fa la differenza; il fisico e il talento te li danno madre natura, per saperli far fruttare ci vuole la testa”, portando come esempi Torricelli e Nedved.

E descrive così lo stile Juventus: “La Juve per la mia famiglia è sempre stata una passione avvolgente, ma siamo più di cento e non so se tutti hanno una fede bianconera. Ad ogni modo vincere per noi non è importante, è l’unica cosa che conta, come diceva Boniperti. Lui e Del Piero rappresentano al cento per cento il dna Juve”.

“La condanna al risultato? E’ una piacevole condanna – ha commentato – perché avere come obiettivo la vittoria è un privilegio”.

Infine ha spiegato come è giunto alla convinzione che Antonio Conte fosse l’uomo giusto per questa Juve: “Quando mi sono ritrovato con Antonio, un ragazzo che conosco da vent’anni, abbiamo avuto una lunga conversazione su cos’è la Juventus, cosa deve rappresentare, quali sono le metodologie, quali sono i principi su cui basarsi e quindi la scelta è stata quasi naturale che ricadesse su di lui, con l’auspicio che possa essere il nostro allenatore per veramente lungo tempo perché incarna perfettamente lo spirito, le capacità, l’aggressività, la determinazione e la voglia di ottenere il risultato”.

Un sogno bianconero? “Riportare la Juventus sul tetto d’Europa!”

Tutto questo e molto ancora nel video integrale a fondo articolo.

Andrea Agnelli a Studio Sport

Andrea Agnelli a Studio Sport

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